Molti anni sono passati, ma questa presentazione in forma di lettera è tuttora quella che meglio descrive il mio lavoro. La debbo alla cortesia ed alla sensibilità di un artista, figlio di artista, Pierluigi Isola, figlio di Giancarlo Isola

Caro Paolo,
osservando una serie cronologicamente eterogenea di tue opere, per un mio vago, incongruente gioco visionario, provo a ridisegnare con la mente il percorso asimmetrico e tortuoso, forse improbabile, del loro rapsodico rincorrersi e collegarsi nello spazio di una nostra conversazione.
Fuori da ogni nozione di continuit
à e di causalità: camera in cui l'eco talvolta precede la voce.
All'inizio del percorso c'
è il tuo impulso a comporre e "ricomporre" lo spazio per immagini fluenti, dense di risonanze e riflessi, graficamente consolidate.
Poi qualcosa cambia: la matrice xilografica si frange in caratteri mobili; la forma non pu
ò più contenere e distanziare: si limita a decomporre i postumi di una febbrile, inquietante proliferazíone vegetale, di una natura distante non più descritta e costruita ma segretamente sorpresa nell'atto di imprimersi in curiosi fossili post-atomici, efflorescenze sfuocate e affastellate. Tutto questo avviene senza dramma: in un amorevole stratificarsi degli elementi.
In uno schiumante mare vegetale che riporta alla mente le immagini di un microcosmo biologico luminoso, ogni rigidezza formale
è abbandonata, e il colore, tutt'altro che accordato in senso tonale o impressionistico, grida il suo dissenso inaspettato in una serie di acide dissonanze.
L'idea di "natura"
è ormai un fantasma della mente, il viaggio prosegue con lo sciogliersi progressivo delle sembíanze e delle certezze in un processo che non approda banalmente alle rive usate di un qualche tachisme di maniera; le tue immagini mi paiono piuttosto il riflesso di un gioco epicureo in cui il cosmo viene lasciato liberamente organizzarsi attorno ai suoi atomi colorati e di cui tu, in fondo, non sei che il primo meravigliato spettatore.

Pierluigi Isola - 1990